Il Flamenco

 
Le origini del Flamenco
COSA È IL FLAMENCO?
Il flamenco è un universo, uno stile musicale tra i più complessi, un’arte di grande fascino e capacità espressiva. Nato geograficamente in Andalusia, in particolare in quel triangolo compreso tra le province di Siviglia, Cadice e Cordoba, sembra ormai certo che il flamenco sia nato dal sincretismo tra il folclore musicale autoctono e le tradizioni dei diversi popoli che nel corso dei secoli si sono stabiliti in questa zona della Spagna. Sono evidenti le influenze della dominazione araba: il cante e la poliritmia del flamenco sono, infatti, molto più vicini ai modi arabi che a quelli occidentali.

I GITANI E LA LORO MUSICA RIBELLE
Certamente l’apporto maggiore è stato quello dato dai Gitani, popolazione nomade proveniente dal nord dell'India e ormai stanziale in Spagna dal XVI sec. Si suppone fossero non più di mille al loro arrivo durante il regno di Alfonso V di Aragona. Si parla di un tale Conte Don Juan dell'Egitto Minore, da cui pare derivi il nome “gitano”. La parola flamenco, invece, sembra che abbia origine dall’unione delle parole arabe felag (contadino) e mengu (fuggitivo) e cominciò ad essere usato come sinonimo di gitano attorno al 1700. L’integrazione con la popolazione locale non fu facile e fino al XVII secolo i Gitani dovettero subire le persecuzioni cattoliche insieme ad Arabi ed Ebrei. Non potevano parlare la loro lingua, il calò, e furono obbligati alla stanzialità. E’ in questo momento storico che la cultura gitana si fonde con quella ebraica e araba, la musica si trasforma in veicolo e strumento di ribellione segreta. I cantaor gitani venivano inviati alle feste dei nobili come fossero giullari e con le loro canzoni incomprensibili a quel pubblico, eppure affascinanti, denunciavano il loro stato di oppressione. In questo periodo nasce quell’alchimia di malinconia, orgoglio e intensità che è diventata la cifra di molta musica flamenca. La popolazione gitana finì per concentrarsi in alcune città come Jerez, Siviglia nel quartiere di Triana, Cadice e nel tempo l’interesse per la musica flamenca cominciò a diffondersi anche tra i non gitani ( detti payos) e affascinò musicisti classici come Bizet e De Falla.

IN ORIGINE CI FU IL CANTE
ll flamenco è noto nel mondo soprattutto come danza, ma in principio nasce come cante in cui sono evidenti tutte le influenze musicali e culturali di cui è impregnato. Espressione della vita quotidiana, di gioia, dolore, festa sacra e profana, quest'arte è composta da un grande numero di stili (palos) differenti e, sebbene sia nata come manifestazione di una parte marginale della società andalusa, si è trasformata nel corso degli anni in uno stile musicale altamente codificato e ormai conosciuto in tutto il mondo. Il cante flamenco è definito melismatico (per melisma si intende quel particolare ornamento melodico con cui un’unica sillaba si carica di più note che hanno altezze differenti) e questo rivela la sua probabile provenienza dal canto islamico monocorde e dal canto “gitano” delle origini. Non bisogna dimenticare nel canto le influenze lasciate in Andalusia dalle culture preesistenti come i salmi ebraici, i canti musulmani e le canzoni popolari mozarabiche. Il primo palo si pensa sia stato la Tonà, originario della zona tra Cadice, Jerez e Triana (Siviglia), nato come puro canto senza accompagnamento né della chitarra, né della danza. Uno dei problemi fondamentali nel tracciare una storia di questa cultura musicale nasce dal fatto che il flamenco rimane una forma di tradizione orale fino ai primi del ‘900, per cui si hanno pochissimi documenti scritti. I primi testi scritti si devono a Demofilo, pseudonimo di Antonio Machado Alvarez, che scrisse tra il 1822 e il 1888 un'enciclopedia in undici volumi chiamata “Le tradizioni popolari spagnole”. Nel primo volume parla delle “Feste e delle usanze Andaluse” e della “Collezione dei canti flamenchi”.
La diffusione del Flamenco

QUANDO IL FLAMENCO USCÍ DALLA CLANDESTINITÁ

I gitani, perseguitati e costretti alla marginalità, dovettero sopravvivere unendosi agli “ultimi” come i Moriscos, frequentando gli ambienti della malavita e vivendo di espedienti. Il flamenco, quindi, fu agli inizi nascosto e clandestino: musica del quotidiano, vissuto nell'intimità della famiglia.

Negli ultimi anni del XVIII sec. il flamenco incominciò a muovere i primi timidi passi fuori dal focolare domestico. Quando Carlo III concesse qualche diritto a gitani e Moriscos, il flamenco uscì dalla clandestinità della famiglia ed iniziò ad insinuarsi ed integrarsi con le fasce più basse del popolo andaluso, entrando nelle feste private e nei cortili.

I gitani arrivarono, finalmente, a una fase di integrazione e anche il flamenco incominciò ad assumere altre forme: i gitani diedero ai loro canti e alla loro danze una maggiore fruibilità e i due stili musicali, quello gitano e quello andaluso, si fusero per dar vita a un repertorio che troverà diffusione fino ad arrivare ai giorni nostri.

Sarà poi il Romanticismo, con il suo amore per il pittoresco e per l'esotico che si nasconde nella cultura popolare, a portare il flamenco alla notorietà: i gitani diventarono soggetti affascinanti per i libretti d'opera le musiche di quegli anni.

Epoca d'oro, i cafè cantantes.
A fine Ottocento in tutta la Spagna, sulla falsariga della moda parigina, si diffusero i Cafè Cantantes e con loro ebbe inizio il momento di maggior diffusione del flamenco. tanto da essere definito “epoca d'oro” da alcuni, principio della decadenza del flamenco dai puristi. Questi locali alla moda prevedevano tra i vari numeri anche il flamenco che, per forza di cose, dovette adeguarsi alle esigenze del tempo. Il repertorio flamenco venne modificato e reso più accessibile ad un pubblico non esperto. I Cafè Cantantes, peró, permisero la diffusione del baile e della chitarra, oltre ad aumentare la professionalità dei cantaores, data la maggiore richiesta. Fecero apparizione i primi cantaores non gitani (payos), a volte preferiti dal pubblico perché dotati di voce più limpida e meno roca. Molti cantaores gitani, invece, si rifiutarono di cantare in questi locali e preferirono continuare a esprimersi solo in situazioni familiari. Il flamenco gitano continuava a vivere nelle case e a scandire il tempo delle giornate in quartieri come Triana, a Siviglia.
L'opera flamenca e il decadimento
Se durante l'epoca dei Cafè Cantantes il cante flamenco perse in purezza e guadagnò in professionalità, con l’Opera Flamenca iniziò il suo decadimento. Attorno al 1920 il flamenco fece il suo ingresso nei teatri per soddisfare il gusto di un pubblico sempre più vasto, ma anche meno attento. L'orchestra prese il posto delle chitarre, il repertorio attinse sempre di più dal folklore andaluso diventando frivolo e perdendo intensità: tutto questo segnò il declino del cante flamenco. Diversa la sorte del baile che, dopo una fortunata tournée spagnola del Balletto Russo diretto da Djaghilev, ebbe un momento di vitalità che era mossa da un'ambizione artistica, anche se artificiosa. Sono di questo periodo le opere di Manuel de Falla (Il cappello a tre punte, El amor Brujo) che arditamente avevano l'ambizione di reinventare per il teatro un'arte nata in un sobborgo umile dell'Andalusia. Ma l'istinto di conservazione era, per nostra fortuna, più forte di qualsiasi contaminazione: nella sfera privata dove era nato, il flamenco si conservava e proseguiva il suo cammino, rimanendo culturalmente ed energeticamente intatto.
L'albero genealogico del Flamenco
I PALOS DEL FLAMENCO Il flamenco non è il nome con cui si indica una danza, ma un complesso e vario stile musicale che nasce come cante. Attraverso questa forma si può suddividere in tipologie diverse (palos) che si distinguono e differenziano per ritmo (compàs), tonalità e luogo di origine. I diversi palos, a loro volta, possono essere suddivisi in stili (estilos) spesso legati al nome di un particolare creatore. I palos sono più di cinquanta, sono state fatte diverse classificazioni secondo criteri non solo musicali, ma anche sociali e geografici. Noi adottiamo la classificazione classica: 1) canti flamenchi basici o primitivi 2) canti flamenchi derivati I canti flamenchi derivati, a loro volta, si dividono in: a) canti derivati direttamente dai primitivi b) canti della famiglia del fandango andaluso c) canti di derivazione folklorica Questo grafico illustra chiaramente la genealogia del flamenco
Il compàs del Flamenco
La misura ritmica dei diversi palos (stili) viene detta compàs. Il compàs flamenco risulta ad un primo ascolto piuttosto complesso. Esistono tre tipi di compàs: quello binario e quello ternario, che sono i più orecchiabili per lo meno ad un ascoltatore europeo, e quello specifico del flamenco in 12 tempi, cosiddetto di “amalgama”, che unisce ed alterna il tempo binario al tempo ternario. La tipica maniera di scandire il tempo in 12 è: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 (in grassetto i tempi forti e accentati). Questo compàs con diverse velocità è quello della soleà, dell'alegrias, della buleria, per fare alcuni esempi. Questo tipico compàs rivela più chiaramente le diverse influenze musicali che sono alla base del flamenco.
I principali palos del Flamenco
Alboreá: cante delle nozze gitane, che conserva ancora il suo carattere privato: la tradizione, o la superstizione secondo alcuni, ne vietano la diffusione in pubblico.
Alegría: cante e baile originario della zona di Cadice. Adattamento della Jota di Cadiz cantata durante la guerra d'indipendenza, in tono di cantiña. Compàs in 12 tempi.
Bambera:cante di origine folklorica, in seguito aflamencato. Creato come cante de columpio, cioè dell'altalena, cantato mentre venivano dondolati i bambini, venne inserito nel repertorio flamenco da una famosa cantaora che adattó il testo al compás di soleá.
Buleria: discende direttamente dalla soleá. Canto per il baile, la parola deriva dal castigliano burleria e ha, infatti, carattere scherzoso ed allegro. Ne esistono molti stili. Secondo alcuni flamencologi è stata creata dai gitani di Jerez, altri la considerano nata a Cadice come parte finale dell'alegrías e chiamata chufla. In seguito se ne distaccó per diventare buleria. Compàs in 12 tempi.
Cantiña: nome di una serie di cantes originari di Cadice, di cui fanno parte alegria, romera, mirabrás, caracoles. Compàs in 12 tempi.
Fandango: forma musicale diffusa in Spagna secoli prima dell'avvento del flamenco, ha avuto in ogni regione un nome diverso. Nato in origine come cante per accompagnare il ballo che anticamente si eseguiva in coppia. Diffusissimo in Andalusia, è una forma di cante della cui famiglia fanno parte la malagueña, la rondeña e la granaína.
Farruca: cante aflamencato di derivazione folklorica asturiana, Farruco,appunto, era il termine con cui gli andalusi chiamavano gli emigranti galiziani. Attualmente è piú diffuso come baile prevalentemente maschile. Garrotín: cante di derivazione folklorica asturiana, di tipo festero con compás binario stile tango.
Guajira: cante cosiddetto di ida y vuelta, letteralmente andata e ritorno, cioè fa parte di quei canti di derivazione ispano-americana. Originario di Cuba, così come si evince dai testi, quasi sempre ballato dalle donne con abanico (ventaglio).
Martinete: cante la cui origine pare risalga al canto del fabbro nella fragua (fucina) accompagnato dal battito ritmico del martello (martinete). Canto senza accompagnamento della chitarra.
Petenera: cante la cui origine pare risalga ad una cantaora di Cadice chiamata "La Petenera". Baile femminile, talvolta ballato con un mantón (scialle) sulla testa.
Romera: baile e cante della famiglia della cantiña, simile all'alegrías, ma con diversa tonalitá.
Saeta: canto popolare diffuso in tutta la Spagna, eseguito per accompagnare le processioni della Settimana Santa, senza accompagnamento.
Sevillana: cante e ballo di evidente derivazione folklorica aflamencato, originario di Siviglia, ballato in coppia, conosce diversi stili (Bolera, Corralera, Rociera). Pare fosse, in origine, una seguidilla manchega, modificata nella zona di Siviglia. Tempo ternario.
Siguiriya: “Cantare por siguiriya é fondamentale per il buon cantaor flamenco” (Manuel Rìos Ruiz “Introducción al cante flamenco”). Una delle forme basiche del cante flamenco. Forte, drammatico, ha diversi stili, creati dai vari cantaores che la hanno eseguita, accomunati tutti dalla stessa tragicità. La siguiriya altro non è che “una incancellabile testimonianza artistica di un popolo che riassume in un grido la sua malconcia vita”. (J.M. Caballero Bonald). Etimologicamente la parola deriva dalla seguidilla castellana. L'adattamento al baile è piuttosto recente e si deve a Vicente Escudero nel 1940. Compás in 12 tempi.
Soleá: la Madre di tutti i cantes. Risale ai primi anni del XIX come accompagnamento al baile por jaleo, geograficamente i diversi stili furono creati ad Alcalà, Triana, Utrera, Lebrija e Jerez. Il baile por soleà, se ben eseguito, ha un grande potere emozionale. Compás in 12 tempi.
Soleá por buleria: è una variazione del cante por soleà, ritmicamente più marcato, avvicinandosi così alla buleria.
Tango: cante festero gitano, anche se alcuni flamencologi lo hanno considerato un cante di ida y vuelta (andata e ritorno), cioè di origine ispano-americana. Ha diversi stili, a seconda della zona geografica di provenienza. Tempo binario.
Tanguillo: cante del Carnevale di Cadice. Festoso ed allegro, è molto interessante ritmicamente: è un evidente caso di poliritmia, in cui tempi binari e ternari (6/8, ¾ e 2/4) si combinano, tanto da aver ispirato famosi chitarristi, uno fra tutti Paco De Lucia.
Taranta: cante di Levante, o de las minas (miniere). Deriva dal fandango, non è ballato, perchè l'accompagnamento della chitarra segue il cante e non ha una ritmica marcata.
Taranto: variazione della taranta, in cui l'accompagnamento della chitarra segue il compás e pertanto può essere ballato. Tempo binario.
Tiento: pare nato dal cante festero por tango, che per essere reso più adatto ad essere cantato venne reso più lento e solenne, per essere cantato. Stile piuttosto giovane termina por tango. Baile espressivo ed imponente.
Toná: punto di partenza del flamenco, primo cante intimo senza accompagnamento, in cui si cantava il dolore, la morte, il carcere, tutti temi della miserabile vita dei gitani. Della famiglia della toná fanno parte martinete, debla, carcelera.
Glossario
Aficionado: persona appassionata di flamenco o che sappia suonare, cantare o ballare, ma a livello dilettantistico.
Bailaor/a: danzatore/danzatrice di flamenco.
Bailarín/a: danzatore/danzatrice classico, di formazione accademica.
Baile: danza flamenca.
Bata de cola: abito flamenco con una lunga coda.
Braceo: movimento delle braccia durante il baile flamenco
Cantaor/a: cantante di cante flamenco.
Cante: canto flamenco.
Compás: misura ritmica dei palos flamenchi, con i diversi accenti.
Cuadro: gruppo di musicisti, cantaor, chitarrista, palmeros e bailaor riuniti per uno spettacolo.
Escobilla: parte virtuosistica e ritmica del baile, durante la quale il bailaor esegue un “assolo”di piedi.
Falseta: variazione melodica della chitarra.
Ida y vuelta: letteralmente andata e ritorno. Si indicano con questo termine quei palos del flamenco di origine ispano-americana.
Jaleo: uno stile del flamenco, ma anche termine con cui si indicano tutte quelle esclamazioni fatte dagli aficionados durante uno spettacolo o una juerga flamenca, con cui si incitano gli artisti. Non sono mai pronunciate casualmente, ma in precisi momenti musicali.
Jondo: letteralmente profondo, termine con cui si indicano alcuni stili del flamenco, quelli più profondi e con radici più antiche. Generalmente si parla di “cante jondo”.
Juerga: festa tra aficionados di flamenco, in cui si suona e canta flamenco, molto spesso sorta in maniera spontanea.
Letra: testo del cante.
Moriscos: musulmani iberici, costretti a convertirsi al cristianesimo.
Ole: esortazione tipica che si usa nel flamenco e nella corrida, secondo alcuni di derivazione araba (wala).
Palmas: battito di mani di grande importanza in quanto accompagnamento ritmico del flamenco. Può essere di due tipi, con timbrica diversa: palmas agudas o finas, palmas sordas o grave.
Palmero/a: colui o colei che esegue l'accompagnamento ritmico con le palmas.
Palo seco: senza accompagnamento musicale.
Palos: termine con cui si indicano i diversi stili del flamenco.
Payo: non gitano.
Peña flamenca: circolo di aficionados di flamenco.
Quejio: lamento, serie di Ay o altre sillabe onomatopeiche che precedono o intercalano il cante flamenco, a cui conferiscono drammaticità.
Tablao: palco di legno su cui si balla flamenco. Più in generale il termine serve a indicare il locale tipico in cui si svolgono gli spettacoli di flamenco.
Taconeo: serie di colpi ritmici dei piedi eseguiti con il tacco, usato come sinonimo di zapateado.
Temple: sillabe, come “Ay” che servono al cantaor per riscaldare e intonare la voce.
Zapateado: si intende quella serie di colpi ritmici eseguiti dal danzatore con i piedi.
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